Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo e il tempo dell’istruzione: la lentezza contro la società della performance

Alfredo Vassalluzzo

Alfredo Vassalluzzo, docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Superiore Pertini di Albano Laziale, ha insegnato per due anni in un istituto penitenziario maschile. Da quell’esperienza concreta è nato Gargoyle, romanzo pubblicato da Sensibili alle Foglie, che affronta il tema dell’educazione nei luoghi più complessi della società.

Tra i molteplici livelli di lettura che Gargoyle offre, uno dei più profondi riguarda il tempo dell’istruzione. In un’epoca dominata dalla cultura della performance, dei risultati immediati e delle metriche misurabili, il romanzo di Alfredo Vassalluzzo propone una riflessione radicale: l’educazione è lenta, invisibile, non quantificabile.

E proprio per questo è autentica.

In Gargoyle l’istruzione non produce risultati immediati

Viviamo in una società che chiede alla scuola:

  • risultati rapidi

  • competenze immediatamente spendibili

  • certificazioni misurabili

  • trasformazioni visibili

Il valore dell’istruzione viene spesso misurato attraverso numeri, test, performance. Il tempo della crescita interiore sembra non avere spazio.

In Gargoyle, invece, l’educazione non è spettacolare. Non produce cambiamenti istantanei. Non offre epiloghi consolatori.

Il protagonista Alfredo entra in carcere senza aspettarsi rivoluzioni. Non promette trasformazioni definitive. Sa che il processo educativo è fragile e incerto.

Alfredo Vassalluzzo, attraverso Gargoyle, mette in discussione l’idea che l’educazione debba dimostrare immediatamente la propria efficacia.

Il carcere come sospensione temporale in Gargoyle

Il carcere è un luogo in cui il tempo assume una dimensione particolare. È un tempo sospeso, ripetitivo, spesso immobile.

In questo contesto, l’istruzione introduce una variazione.

La lezione diventa uno spazio temporale diverso, una frattura nella monotonia della detenzione. In Gargoyle, la scuola all’interno del carcere crea:

  • un ritmo alternativo

  • un tempo dedicato al pensiero

  • una pausa nella ripetizione

  • uno spazio di riflessione

Non si tratta di accelerare il cambiamento, ma di restituire profondità al tempo. Il tempo dell’istruzione, come emerge in Gargoyle, è un tempo che non può essere forzato. Crescere non significa correre.

Alfredo Vassalluzzo

La lentezza come valore pedagogico

Uno dei messaggi più forti di Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo è che la lentezza non è inefficienza.

In una società della performance, la lentezza viene spesso percepita come un limite. Ma nel romanzo, la lentezza diventa una condizione necessaria per la trasformazione autentica.

L’educazione ha bisogno di:

  • sedimentazione

  • ripetizione

  • ascolto

  • silenzio

Non si può pretendere che un detenuto, segnato da esperienze traumatiche, cambi in poche settimane. Non si può ridurre la crescita interiore a una statistica. In Gargoyle, la trasformazione, quando avviene, è quasi invisibile. È uno spostamento minimo nello sguardo, una frase pronunciata in modo diverso, una consapevolezza appena accennata.

Eppure, questi piccoli movimenti sono decisivi.

L’invisibilità dei cambiamenti in Gargoyle

Uno degli aspetti più realistici di Gargoyle è l’assenza di trionfi educativi. Non ci sono applausi finali, non c’è il detenuto che esce completamente trasformato.

Molto spesso, i cambiamenti restano invisibili.

Forse un detenuto inizia a scrivere.
Forse un altro impara ad ascoltare.
Forse qualcuno scopre una parola nuova per raccontarsi.

Sono trasformazioni che non possono essere certificate.

Alfredo Vassalluzzo costruisce in Gargoyle un’educazione che non si misura con il successo, ma con la profondità.

E questa profondità richiede tempo.

Il contrasto con la società della performance

Il romanzo dialoga implicitamente con la realtà contemporanea, in cui tutto viene valutato attraverso indicatori di efficienza.

La scuola stessa viene spesso giudicata in base a:

  • percentuali di successo

  • tassi di promozione

  • punteggi standardizzati

  • risultati immediati

In Gargoyle, questa logica viene messa in crisi.

Il carcere è il luogo in cui la retorica della performance si sgretola. Non esiste un “progetto di successo” facilmente comunicabile. Esiste invece un lavoro quotidiano, lento, spesso frustrante.

Ma è proprio questo lavoro che restituisce dignità al concetto di istruzione.

Il tempo come esperienza condivisa

Un altro elemento centrale in Gargoyle è il tempo come esperienza condivisa tra insegnante e detenuti.

Non è solo il detenuto a vivere un percorso lento. Anche l’insegnante attraversa un processo graduale di trasformazione.

All’inizio c’è la paura.
Poi l’abitudine.
Poi la comprensione.
Poi la consapevolezza del limite.

In Gargoyle, il tempo non è solo cronologico. È esistenziale. È il tempo necessario per abbattere pregiudizi, per modificare lo sguardo, per accettare la complessità.

E questo tempo non può essere accelerato.

L’educazione come processo, non come prodotto

La riflessione di Alfredo Vassalluzzo in Gargoyle invita a ripensare l’educazione non come prodotto finale, ma come processo continuo.

Un prodotto si valuta.
Un processo si attraversa.

L’istruzione, nel romanzo, è un percorso che non si conclude con una certificazione, ma con una maggiore consapevolezza. Anche quando non produce effetti visibili, l’educazione continua a operare in profondità. E forse è proprio questa la sua forza.

Un romanzo contro l’ansia del risultato

Alla fine, Gargoyle si configura come un romanzo contro l’ansia del risultato.

Non c’è fretta.
Non c’è competizione.
Non c’è esibizione.

C’è il tempo lento dell’incontro.

In un’epoca in cui tutto deve essere immediatamente dimostrabile, Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo ci ricorda che le trasformazioni più autentiche sono spesso invisibili e richiedono anni per maturare. Il carcere diventa così il luogo paradossale in cui l’istruzione ritrova la sua dimensione originaria: non produzione di performance, ma costruzione di senso. E forse è proprio questa la lezione più attuale del romanzo.

L’educazione non è una gara.
Non è un trofeo.
Non è una statistica.

È un tempo condiviso. Un tempo che chiede pazienza. Un tempo che non si può misurare, ma che può cambiare, lentamente, il modo in cui una persona guarda se stessa e il mondo. E in questo tempo lento, silenzioso, quasi invisibile, Gargoyle trova la sua verità più profonda.